Un’immagine generata dall’intelligenza artificiale, che sosteneva falsamente che quasi la metà dei polacchi fosse favorevole all’uscita dall’Unione europea, si è diffusa ampiamente sui social media questa settimana, evidenziando quanto facilmente contenuti fabbricati possano distorcere il dibattito pubblico e creare l’illusione di un crescente sostegno alla cosiddetta “Polexit”.

L’episodio dimostra come l’intelligenza artificiale, combinata con modelli di business online basati sui clic, possa amplificare la disinformazione e sfruttare uno dei temi più sensibili del dibattito politico polacco.

L’appartenenza della Polonia all’Unione europea è da tempo oggetto di un intenso confronto politico, capace di suscitare forti emozioni e alimentare discussioni polarizzate online. I sondaggi sull’argomento attirano grande attenzione e vengono spesso utilizzati da politici, commentatori e creatori di contenuti sui social media per sostenere narrazioni contrapposte. Come dimostrano gli eventi recenti, tuttavia, il confine tra informazione legittima e manipolazione digitale sta diventando sempre più sfumato.

La controversia è iniziata con un post apparentemente sensazionale pubblicato su Facebook da un profilo normalmente associato a contenuti lifestyle, come ricette e consigli per la casa. Il post conteneva un’immagine, apparentemente generata tramite intelligenza artificiale, secondo la quale il 45% degli intervistati sosteneva l’uscita della Polonia dall’Unione europea, mentre solo il 42% era favorevole a restare.

Per molti utenti abituati a consumare rapidamente le informazioni, l’immagine sembrava costituire una prova definitiva di un drastico cambiamento dell’opinione pubblica. Il contenuto è stato ampiamente condiviso e ha rapidamente alimentato il dibattito nelle comunità euroscettiche, suscitando al contempo preoccupazione tra gli ambienti filo-europei.

In realtà, le cifre riportate nell’immagine non avevano alcun fondamento fattuale.

Un grafico fuorviante

Gli autori del post indirizzavano gli utenti verso un articolo collegato, sostenendo che contenesse un’analisi dettagliata dei risultati del sondaggio. Si tratta di una tattica comune sui social media, pensata per aumentare l’interazione degli utenti e massimizzare la visibilità garantita dagli algoritmi.

Tuttavia, chi apriva il link scopriva che l’articolo riportava in realtà i risultati di un sondaggio autentico condotto dall’istituto Pollster Research per conto del quotidiano Super Express. I dati reali del sondaggio contraddicevano direttamente quanto affermato nel grafico. Mentre l’immagine generata dall’IA suggeriva che il sostegno all’uscita fosse salito al 45%, la fonte originale mostrava una chiara e schiacciante maggioranza favorevole al mantenimento dell’adesione.

Secondo il sondaggio Pollster, il 71% degli intervistati sosteneva la permanenza della Polonia nell’Unione europea. Quasi la metà del campione – il 49% – dichiarava che il Paese dovesse sicuramente restarne membro, mentre un ulteriore 22% riteneva che probabilmente dovesse rimanervi.

Il sostegno all’uscita si fermava al 21%, con gli intervistati divisi tra sostenitori convinti e sostenitori più tiepidi del recesso. L’8% restante si dichiarava indeciso.

Tutti i sondaggi raccontano la stessa storia: la Polonia vuole restare nell’Unione

L’affermazione secondo cui la Polonia starebbe vivendo una forte crescita dell’euroscetticismo è inoltre smentita da altri recenti sondaggi d’opinione. Un’indagine condotta da United Surveys per il portale d’informazione Wirtualna Polska alla fine di maggio ha prodotto risultati simili. Agli intervistati è stato chiesto come voterebbero in un ipotetico referendum sull’appartenenza della Polonia all’Unione europea.

Secondo i risultati, il 57,7% voterebbe per restare nell’Unione, mentre il 24% si esprimerebbe a favore dell’uscita. Un ulteriore 13,3% si dichiarava indeciso e il 5% affermava di non avere un’opinione in merito.

Sebbene i numeri differiscano da quelli rilevati da Pollster, entrambe le indagini conducono alla stessa conclusione: il sostegno all’appartenenza all’Unione rimane significativamente superiore a quello favorevole al recesso. Considerati nel loro insieme, questi studi offrono poche prove a sostegno dell’idea che la Polonia stia attraversando una grave crisi di fiducia nel proprio ruolo all’interno del progetto europeo.

L’economia della disinformazione

Dopo le critiche di alcuni utenti che avevano individuato la discrepanza, gli amministratori della pagina Facebook hanno rimosso il grafico generato dall’IA e lo hanno sostituito con un’immagine neutrale.

Vi sono pochi elementi che suggeriscano che il post facesse parte di una campagna coordinata di disinformazione politica volta a convincere i polacchi a lasciare l’Unione europea. Piuttosto, l’episodio sembra rappresentare un fenomeno più comune: l’utilizzo di contenuti provocatori per generare clic e aumentare il traffico verso un sito web.

Che la pubblicazione sia stata il risultato di una manipolazione deliberata a fini commerciali o della negligenza di un social media manager, le sue conseguenze sono state reali. Molti utenti sono stati indotti a credere che il sostegno all’uscita dall’Unione avesse raggiunto livelli senza precedenti, rafforzando una narrazione falsa e contribuendo a contaminare ulteriormente un dibattito pubblico già fortemente polarizzato.

L’episodio rappresenta un ulteriore promemoria di come l’intelligenza artificiale possa essere utilizzata per costruire narrazioni convincenti ma completamente fittizie e di quanto rapidamente tali contenuti possano diffondersi quando si combinano con gli incentivi economici basati sull’attenzione che caratterizzano l’economia digitale.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato da EUAlive disponibile qui.

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